(it) Collegno (TO). Senza Misericordia: punto info contro i CIE
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Collegno (TO). Senza Misericordia: punto info contro i CIE
Mercoledì 2 dicembre al mercato di corso Francia a Collegno – quartiere S.
Maria – intorno al civico 150 di corso Francia – punto info sui CIE -
Centri di Identificazione ed Espulsione e chi, come le Misericordie, li
gestisce.
Di seguito il volantino che sarà distribuito in piazza.
Quante Misericordie?
Misericordia è il nome di una virtù cristiana: la capacità di sentire col
cuore la miseria altrui.
Misericordia, anticamente, era anche il soprannome di una corta spada che
i preti, dopo le battaglie, usavano per dare la morte ai feriti rimasti
agonizzanti sui campi di battaglia.
Misericordia è, infine, il nome di una Confraternita, nata a Firenze nel
‘200, che da allora si è moltiplicata fino a contare oggi più di ‘600 sedi
dislocate in tutta Italia.
L’ambigua confusione, nella stessa parola, tra velleità d’amore per il
prossimo e fatale ferocia, si riflette oggi nell’operato di questa
Confraternita, che tra le attività svolte ha scelto anche di gestire ex-CPT
(ora CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione), tra i quali Lampedusa,
Crotone, Modena e Bologna.
In Emilia Romagna ha il monopolio dei campi in cui viene forzatamente
concentrata un’umanità varia per provenienza e vicende personali, ma
accomunata da una legge ingiusta, che punisce il solo fatto di non essere
in regola col permesso di soggiorno e che dal luglio scorso – con l’entrata
in vigore del Pacchetto Sicurezza – ha prolungato fino a 6 mesi la
detenzione degli immigrati irregolari.
Il signor Daniele Giovanardi (no, non è un caso di omonimia, si tratta
proprio del fratello gemello dell’ex-ministro) è il Presidente della
Misericordia di Modena. Non solo, dirige anche il Policlinico locale.
Dev’essere ciò cui ha sempre aspirato, dato che nel 2002, quando era a capo
della Croce Rossa della città e questa perse l’appalto per il CPT, ci mise
poco a passare sul “carro del vincitore”… Fu la Misericordia a vincere
quell’appalto, a prezzo di forti tagli sul personale e della riduzione
dell’assistenza medica nel campo (da 24 a 8 ore al giorno), ma di certo
Giovanardi e i suoi devono averne beneficiato non poco, dato che la
convenzione con lo Stato per il CIE di Modena ammonta ad almeno 1 milione
di euro l’anno (ma il dato, fermo al 2004, potrebbe essere cresciuto) e per
quello di Bologna a 1milione 600mila euro. Il misericordioso gemello dice
che il modello emiliano è tanto perfetto da poter essere esportabile, e che
i suoi campi vantano servizi “che i nostri anziani si sognano…” Già,
peccato che nei CIE sia molto difficile entrare, se si vuole documentarne
lo stato, e impossibile uscirne se vi si è reclusi… Peccato che dentro i
CIE, negli ultimi mesi, il disperato malessere degli uomini e delle donne
esploda in rivolte sempre più frequenti…peccato che girino inquietanti voci
sulla somministrazione incontrollata di psicofarmaci (la procura di Bologna
stessa aprì un’inchiesta, tempo fa), peccato che i suicidi, tentati o
riusciti, si moltiplichino quasi inascoltati. Nell’ottobre 2009 persino il
COISP, il sindacato di Polizia, ha denunciato l’emergenza sanitaria e il
sovraffollamento al CIE di Crotone, ma i confratelli della Misericordia
locale hanno negato l’innegabile. Giovanardi ha persino detto che senza i
suoi CIE donne clandestine incinte non saprebbero dove andare a partorire
(Ma Maria non aveva partorito in una grotta, con un bue e un asinello?..)
La realtà però è un’altra: che qualcuna, sopraffatta dall’angoscia, non ce
la fa, e si ammazza, come Nabruka Nimuni, morta impiccata la scorsa
primavera, la notte prima del rimpatrio forzato, a 49 anni, molti passati
in Italia, in un altro Cie, a Roma. La verità, signor Giovanardi, è che non
c’è alcuna differenza tra Modena, Ponte Galeria (Roma), Milano (Via
Corelli), Torino (Corso Brunelleschi) e tutti gli altri Cie. In ognuno
finisce gente senza permesso di soggiorno, perché in questo paese il
diritto a risiedervi legalmente è legato ad un posto di lavoro in regola,
ma lavoro non ce n’è, e se c’è è quasi sempre in nero. Allora potrebbe
capitare anche a noi, disoccupati, lavoratori al nero, mal pagati, se solo
fossimo stranieri: l’unica colpa che i CIE puniscono non è una colpa, basta
non essere italiani.
E prendersi il diritto a sperare in una vita migliore, provando a
circolare liberamente come quelle merci di cui il nostro capitalismo
riempie il mondo, e non c’è frontiera che tenga. Basta essere nati nel
posto “sbagliato”. La verità è che chi scappa dalla miseria (che Giovanardi
e suoi dicono di sentire col cuore), sempre più spesso trova l’altra parte,
di quel nome, una lama fatale, che affonda nella vita, imprigionandola,
bloccandola, umiliandola, fino al punto di non ritorno.
Non basta la pietà, né il dissenso privato: alziamo la voce, e facciamo
loro sapere che di Misericordia non ne vogliamo più.
No a tutti i CIE! Chi li gestisce è complice di dolore, privazioni,
ingiustizie, sevizie, violenze.
Per info e contatti:
Resistere al razzismo
mail: noracism@inventati.org
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